Decisi che una sedia non poteva bastare

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23 MAGGIO | 20 SETTEMBRE 2009 MOSTRA A CURA DI GILBERTO GANZER E MARCO MINUZ | COMUNE DI PORDENONE | PROVINCIA DI PORDENONE

Per Harry Bertoia si potrebbe parlare della “maledizione della sedia”, nel senso che tale e tanto è stato il successo davvero planetario di una sua creazione, la sedia Diamond appunto, da offuscare o porre in secondo piano ciò che di altrettanto e forse più grande questo friulano trapiantato negli States creò in campi diversi.

A “risarcirlo” idealmente, a trent’anni dalla morte, viene ora la grande mostra che Pordenone, suo territorio natale, gli dedica dal 23 maggio al 20 settembre. Due sedi, i Civici Musei d’Arte e gli Spazi Espositivi della Provincia di Pordenone, sono necessari per dare conto della sua poliedricità creativa.

Lei, la celeberrima Diamond, avrà com’è giusto il posto d’onore ma Gilberto Ganzer e Marco Minuz, che della mostra sono il curatore e il coordinatore, hanno scelto di dare a Bertoia quello che è di Bertoia, proponendo ciò che di grande egli creò anche prima e dopo il fatidico 1951, l’anno della sedia.

Lo scenario è quello dell’America di Jackson Pollock, Alexander Calder, Josef Albers, della diffusione dell’astrattismo europeo in America e dell’Espressionismo Astratto. Ma è anche quello dell’esplosione del design: nel 1949, Time dedica per la prima volta una sua copertina ad un designer, Raymond Loewy, il vetrinista francese che arrivato in America diede nuova veste a treni, automobili, frigoriferi.

Bertoia, emigrato negli States nel 1930, non ancora quindicenne, si conquistò un suo autorevole spazio proprio a cavallo dei due mondi, quello dell’arte e quello del design, diventando protagonista di rilievo assoluto di entrambi.

Bertoia rifuggì e sfugge tutt’ora alle etichettature che lo vorrebbero industrial designer, scultore, grafico o musicista. Si mosse, infatti, con naturalezza da un campo all’altro, senza soluzioni di continuità. E da questo muoversi che si sprigiona l’innovazione che ne pervade l’opera. E’ vero – scrive Anna Lombardi – che Harry Bertoia ha creato pochi oggetti di design, ma è anche vero che la sedia che ha ideato per la Knoll International ha fatto storia. Parimenti le sue sculture si stagliano sul panorama dell’arte non fosse altro perché ci regalano una sorpresa: caratterizzate da una funzione d’uso, suonano”.

Harry Bertoia cominciò a realizzare le sue prime sculture quando era già riconosciuto come disegnatore. La sua esperienza maturò in un straordinario contesto quale appunto quello della scuola americana Cranbrook di Bloomfiel Hills, dove ebbe modo di perfezionare le tecniche della lavorazione dei metalli, della realizzazione orafa e delle tecniche di disegno. D’altra parte, quando Florence Knoll gli offrì l’opportunità di lavorare, senza vincoli contrattuali e con completa libertà, ad un progetto che s’inserisse nella logica aziendale della Knoll protesa a confrontarsi con l’era del modernismo americano, Bertoia impiegherà proprio le conoscenze maturate precedentemente presso la scuola di Cranbrook. Nacque la serie Diamond, creata nel 1951 ed esposta, in anteprima mondiale, nel 1952 a New York in quella che fu la prima mostra mai dedicata dalla Knoll ad un singolo designer.
Fatto per nulla casuale perché in mostra, con la poi celebre sedia, venivano proposti sculture e dipinti realizzati dallo stesso.
Fu un momento cruciale perché permise a Bertoia, proprio nell’osservare quel nucleo di sculture esposte pubblicamente, di comprendere, per la prima volta, che ormai aveva intrapreso una nuova strada, quella della scultura. Decise così di abbandonare il design nel momento in cui la serie di sedie Diamond viveva il pieno successo commerciale e il riconoscimento da parte di riviste specializzate. Una decisione drastica – ricorda Marco Minuz – che non minò affatto i rapporti con Hans e Florence Knoll che continuarono ad organizzare numerose mostre di Bertoia in giro per il mondo.

Sono anni di successo e riconoscimenti. Grandi architetti come Eero Saarinen e Minoru Yamasaki gli chiedono grandi sculture pensate specificamente per dialogare con gli spazi architettonici. Le sue opere entrano in importanti collezioni pubbliche e private americane.

Di queste e delle altre esperienze di Bertoia darà conto la mostra pordenonese, contestualizzandole nel clima sociale e americano di quei decenni.
Una sezione introduttiva focalizzerà l’attenzione sugli anni giovanili di Bertoia, indagati anche tramite un documentario realizzato per l’occasione; in questa prima parte verranno esposti i suoi disegni giovanili, le sue prime produzioni grafiche e i suoi gioielli, vero e proprio banco di prova per la sua successiva esperienza scultorea.
Al centro della successiva sezione sarà l’evoluzione del disegno Bertoia proponendo anche un nucleo di opere che testimoniano il rapporto fra Bertoia e Hilla Rebay, fondatrice del Museo di Non-Objective Art di New York, nucleo embrionale del celebre Guggenheim Museum.
Una sezione verrà naturalmente dedicata alla straordinaria collaborazione fra l’azienda Knoll e Bertoia che darà avvio alla realizzazione della celebrata serie di sedie in tondino d’acciaio.
Per entrare finalmente nella parte dedicata alla scultura che riunirà, per la prima volta in Europa, tutte le sue principali esperienze. E’ un percorso che si avvia, dalle prime sculture degli anni cinquanta di impostazione ancora geometrica, per arrivare alle famose scultore sonore.
Tutte le opere presenti in mostra, molte inedite e per la prima volta presentate al pubblico europeo, dialogheranno con documentazione d’epoca tra cui fotografie, video, documenti proprio per operare una contestualizzazione dei contesti in cui il genio di Bertoia prese forma e raggiunse i vertici internazionalmente riconosciuti.

CATALOGO DELLA MOSTRA

CARTOLINA INVITO

GALLERIA FOTOGRAFICA